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Aventino, colle archeologicamente sconosciuto

La dea Diana e una divinità italica preromana. Si pensa che originariamente fosse uno spirito rappresentativo dei boschi e della loro purezza. Diana Nemorensis, che vuol dire "Diana dei boschi", era principalmente venerata per la sacralità che i boschi acquisivano grazie alla sua presenza. Gradualmente, con il passare del tempo, alla sua figura andava associandosi la vita dei contadini locali, quella delle loro mogli e delle loro greggi. Il nome Diana e l'equivalente al femminile di Giano (Janus): tuttavia laddove al suo nome fosse associata un'idea di inizio, di alba e luce, la figura di Diana era invece legata al concetto di fine, tramonto e buio.

Diana si andava sempre piu spesso ad identificare come divinità protettrice della fertilità. Specialmente le donne la veneravano come loro divinità patrona, credendo che fosse presente ad assisterle in ogni momento della loro vita.Probabilmente Diana proteggeva anche gli uomini dagli animali. Come dea della caccia infatti, Diana li proteggeva dalle bestie feroci ed è spesso raffigurata come cacciatrice, con arco e frecce.

Successivamente, dopo il sincretismo con la sorella di Apollo, Artemide, Diana venne associata alla Luna.
Diana venne "ellenizzata" molto presto a Roma poichè aveva gia rappresentato Artemide al primo "lectisternium" (banchetto per gli dei), tenutosi nel 398 a.C. In quegli anni, Diana non aveva assunto tutte le caratteristiche di Artemide: non era vergine come la corrispondente divinitEgreca ed inizialmente il suo ruolo era piu vicino a quello di Artemide dea della Caccia, piuttosto che Artemide dea della luna. Fu più tardi, agli inizi dell'età imperiale, che al nome di Diana si associarono le divinità della Luna e Luna stessa. Questa convergenza si era forse sviluppata, poichè i romani credevano che la luna influisse sulla natalità della popolazione. Uno degli "indigitamenta" attribuitole fu Diana Lucina, che , come Giove Lucina, era invocato per aumentare la fertilità delle donne. L"indigitamenta" lunare di Diana, inoltre, e una delle tre facce che compongono la divinità Luna-Diana-Hecate.

 

Il Tempio di Diana

Il primo tempio dedicato a Diana, a Roma, fu il Tempio di Diana sul colle Aventino. Il Tempio dell'Aventino fu eretto durante il regno di Servio Tullio nel sesto secolo a.C. , e fu modellato secondo i criteri architettonici del più celebre Tempio di Efeso di Turchia, sebbene il culto di Aretmide ed Efeso rimanesse distinto dal culto di Diana a Roma. Il Tempio di Diana all'Aventino funse da modello per tutti gli altri templi successivamente fondati nelle coloniae romane; nell'ambito delle cerimonie religiose infatti, istituì le procedure per lo svolgimento di un sacrificio.
Il Tempio era dedicato al 13 agosto, giorno di festa per gli schiavi e divenne il rifugio di tutti gli schiavi fuggitivi.

 

Il Tempio e Roma

Il completamento del Tempio di Diana all'Aventino, mise in luce il prestigio politico e religioso di Roma, agli occhi dei vicini popoli Latini. Il Tempio infatti divenne il nuovo centro federale della Lega Latina, un gruppo di città-stato indipendenti, guidate da Roma. Diana fu la divinità protettrice della Lega Latina ed era proprio al Santuario di Diana di Ariccia (20 km dal colle Aventino) che la Lega Latina si riuniva in precedenza, forse anche prima della nascita di Roma.
Era in onore a Diana Aventinensis che venivano fatti sacrifici durante i Ludi Seculares, probabilmente dal 509 a.C. I Ludi Seculares erano considerati il punto di non ritorno tra la nascita e l'ascesa di Roma e marcavano il passaggio di un'era affermando l'intervento divino volto a proteggere il neonato Stato.

 

La dea Diana, oggi

Ancora oggi la dea Diana e considerata l'essenza delle divinità romane. Protettrice delle donne in gravidanza e cacciatrice dei boschi.

 


 

La foto ritrae la "Diana di Versailles", attualmente custodita al Louvre di Parigi. La statua venne realizzata tra il primo ed il secondo secolo d.C. E' quindi una copia romana dell'originale greca attribuita a Leocare. Fu donata da Papa Paolo IV al re di Francia Enrico II, nel sedicesimo secolo.